Le Clementine di Calabria sono un “marchio” di garanzia riconosciuto in tutta Italia. In qualsiasi città Clementine di Calabria vuol dire dolcezza e bontà. Senza semi! Piacciono a tutti, grandi e bambini, soprattutto per questo. Piacciono a tal punto che in un ventennio in Calabria abbiamo trasformato le nostre abitudini di produzione, diventando primi produttori in Italia. Abbiamo ampliato l’offerta aumentando le superfici coltivate e sperimentato nuove varietà.
Clementine quasi tutto l’anno
Dalle extra precoci Caffin ed SRA89 alle varietà tardive brevettate, Tangor e Mandalate, in Calabria la presenza in tavola di clementine è garantita da settembre, ormai, fino a marzo. Si preferiscono le tipologie easy peel facilmente sbucciabili, varietà che i bambini possono mangiare facilmente a scuola e ideali da mettere nei distributori.
Il merito del primato è del microclima e degli 800 km di costa. Coltiviamo nella piana di Sibari, nella piana di Lamezia nel Golfo di Sant’Eufemia e in alcune zone della piana di Rosarno e Locri. In questi areali l’espansione del citrus x clementina è avvenuta a macchia d’olio per riuscire a soddisfare le richieste continue di un mercato globale. Ma a quale prezzo?
Come cambia la biodiversità
Per quanto l’agrumicoltura continui ad essere il settore trainante per la frutticoltura calabrese, abbiamo nel tempo perso tanto. Per aumentare l’offerta di clementine abbiamo alterato la biodiversità calabrese sacrificando varietà agrumicole che per secoli ci hanno caratterizzato, le arance e i mandarini. Abbiamo semplificato la filiera e impoverito il tessuto imprenditoriale, probabilmente senza rendercene conto. Almeno era così fino a poco tempo fa. È da un po’, infatti, che registriamo una controtendenza delle imprese agricole. Ci si sta muovendo verso la coltivazione di nuovi agrumi e si inizia ad intensificare l’attività di recupero e diversificazione delle varietà.
Stiamo andando nella direzione giusta, ma è importante ogni tanto guardarsi indietro, per evitare di commettere gli stessi sbagli, soprattutto se a farne le spese possono essere la nostra agricoltura, la nostra storia, le nostre eccellenze.





