La cucina italiana è stata ufficialmente riconosciuta come patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’Unesco. Nelle motivazioni del riconoscimento si parla di cultura del cibo, di convivialità, di ritualità della preparazione. Ma c’è un elemento per nulla scontato e che più di tutto vale il riconoscimento: le materie prime, senza le quali nessuna ricetta, per quanto perfetta, avrebbe lo stesso sapore.
Il viaggio delle materie prime
Pasta, pane, olio, vino, formaggi, salumi, verdure di stagione: la lista dei prodotti che raccontano l’Italia nel mondo è infinita. Molti dei piatti che l’Unesco cita come simbolo della nostra cultura gastronomica nascono da cereali, latte e carne provenienti da sistemi agricoli e zootecnici radicati nel territorio.
Pensiamo a piatti iconici come:
- la pizza napoletana, che senza una farina di qualità perderebbe identità
- la pasta al pomodoro, dove il grano duro è protagonista tanto quanto il condimento
- il pane tradizionale di ogni regione, che cambia forma e sapore in base ai cereali coltivati in loco
E se spostiamo lo sguardo sulla Calabria, la stessa logica vale per tante specialità che, pur non essendo singolarmente “iscritte” dall’Unesco, rientrano a pieno titolo in quella cultura gastronomica diffusa che il riconoscimento tutela:
- i piatti di pasta fatta in casa con grani locali
- le minestre di legumi e cereali che scandiscono le stagioni
- i pani tipici e le focacce ottenuti da farine tradizionali
Prima della cucina, c’è sempre l’agricoltura!
Cereali calabresi, materia prima per eccellenza
La gastronomia calabrese è una cucina di pochi ingredienti, sapori intensi e una grande capacità di valorizzare ciò che il territorio offre. I cereali sono tra questi. Utilizzati per la pasta e per il pane, per i foraggi che alimentano gli allevamenti, i cereali sorreggono gli equilibri produttivi aziendali, sono tasselli importanti dell’economia locale, soprattutto nelle aree interne della regione.
Perché difendere agricoltura e zootecnia è una scelta strategica
Le imprese agricole e zootecniche affrontano ogni anno una serie di sfide che minano l’economia rurale e la continuità dell’identità gastronomica:
- eventi climatici sempre più estremi e imprevedibili
- fitopatie e parassiti che mettono sotto pressione le colture
- volatilità dei mercati e aumento dei costi di produzione
In questo contesto le tante aziende che basano il proprio equilibrio sulla rotazione colturale e sulle colture cerealicole autunno-vernine hanno a disposizione la difesa passiva per gestire i rischi e difendere in senso più ampio il futuro dei piatti che portiamo in tavolo ogni giorno.
La campagna cereali autunno-vernini 2025/2026
La campagna autunno-vernini 2025/2026 dedicata ai cereali nasce per aiutare le aziende a proteggere il valore delle proprie produzioni. Attivare una copertura tramite il Consorzio permette di avere un cuscinetto per gestire i rischi legati al clima e agli imprevisti e mettere al sicuro il reddito aziendale legato alle colture cerealicole. Soprattutto, però, consente di proteggere la continuità delle filiere agroalimentari locali e contribuire alla tenuta complessiva del comparto agricolo e zootecnico.
Il riconoscimento Unesco alla cucina italiana ci ricorda che il valore del nostro cibo è nel sistema che la rende possibile: campi coltivati, allevamenti, aziende che innovano, persone che continuano a tramandare la qualità e l’unicità dei prodotti italiani.
Se la tua impresa agricola produce frumento duro frumento tenero, orzo e avena contatta il nostro Consorzio per avere informazioni dettagliate sulla campagna cereali autunno-vernini, conoscere le tipologie di copertura disponibili e ricevere supporto nella gestione delle pratiche.





