Siccità ed eventi alluvionali hanno fatto da sfondo a questa estate 2022 con l’alternanza di temperature tropicali e piogge forti.
Fino a qualche tempo fa eventi di questo tipo erano considerati imprevisti ed eccezionali. Oggi, purtroppo dobbiamo fare i conti con la (a)normale e costante frequenza del loro verificarsi dovuta al riscaldamento globale.
Non siamo noi a dirlo, ma esperti come il Professor Filippo Giorgi del Centro Internazionale di Fisica Teorica dell’Università di Trieste. Spiega gli effetti del riscaldamento globale in questo video.
Il rischio di eventi meteoclimatici estremi aumenta e assisteremo all’alternarsi di eventi piovosi più intensi e intervalli secchi più lunghi. L’estate 2022 ne è testimonianza. Se analizziamo i dati dagli anni ‘80 a oggi il numero di eventi catastrofici è aumentato da 200 all’anno a 800 all’anno. Inclusi eventi insoliti per le nostre latitudini.
Per fare qualche esempio: l’ondata di calore del 2003 in Europa o la tempesta Vaia del 2018 con venti che comunemente si originano solo su acque tropicali o subtropicali del pianeta.
Con l’osservazione dei fenomeni estremi che si susseguono, lo studio delle correnti che condizionano l’andamento delle piogge, il monitoraggio del clima sappiamo che le avversità saranno sempre più una certezza.
Cosa succede dal punto di vista assicurativo
Dal punto di vista assicurativo il fatto che questi eventi sappiamo già in anticipo che si verificheranno, azzera completamente quello che in campo assicurativo è definito azzardo morale. Se il rischio è certo, le imprese agricole di sicuro subiranno danni e le compagnie si troveranno a dover gestire un numero esponenziale di sinistri, e risarcirli!
Va da sé che la gestione del rischio dovrà per forza integrare alla formula assicurativa altre tipologie di aiuti. Aiuti che possano rendere sostenibile le polizze assicurative per far sì che tutte le imprese agricole siano risarcite.
Ne è un esempio il Fondo AgriCAT pensato proprio per i danni dovuti ad eventi catastrofali. I fondi saranno cruciali anche per le avversità non assicurabili, ma che comunque causano perdite alle imprese colpite.
Basti pensare agli effetti del grande caldo sulle olive che determina la chiusura degli stomi delle foglie fermando la fotosintesi e determinando di conseguenza la cascola per il mancato assorbimento di sostanze nutritive. La cascola può arrivare a coinvolgere anche il 50% dei frutti con un grande danno economico.
Quali sono le prospettive per le aziende agricole
Per resistere ai cambiamenti climatici bisogna accettare di cambiare, quando necessario, anche le nostre produzioni.
Questo significa iniziare a guardare al mercato, innovare le produzioni, trarre vantaggio da nuovi metodi e sistemi agronomici, spostare le produzioni in areali diversi come hanno fatto già diversi commercianti. È per questo che oggi si produce verdura e insalata nel Nord Europa, kiwi e avocado in Sicilia e in Calabria. C’è chi ha riconvertito le produzioni con espianti e impianti di altre tipologie varietali.
Il sostegno per farlo c’è. Alcuni fondi europei, incluso il Fondo agricolo europeo per lo sviluppo rurale, la Politica agricola comune (PAC) e i finanziamenti della Banca europea per gli investimenti sono disponibili per aiutare gli agricoltori ad adattarsi al cambiamento climatico.
A livello locale in Calabria le imprese agricole possono contare sul supporto di esperti agronomi a cui affidarsi per capire il mercato e capire come muoversi nell’incertezza del tempo (metereologico e non) che stiamo vivendo. Parliamo dell’ARSAC, l’azienda regionale per lo sviluppo dell’agricoltura calabrese e del CONAF, il Consiglio dell’ordine nazionale dei dottori agronomi e forestali.
Noi come Consorzio saremo presenti sul territorio per dare alle imprese agricole tutto l’aiuto possibile che può arrivare dal comparto assicurativo.





