I fondi IST, Income Stabilisation Tool, in italiano strumenti di stabilizzazione del reddito, sono fondi mutualistici che compensano le imprese agricole quando il reddito diminuisce oltre una determinata soglia, secondo le condizioni previste dalla normativa e dal regolamento del fondo. A differenza delle polizze assicurative, non intervengono soltanto sui danni alla produzione: tutelano il reddito anche dagli effetti di un calo dei prezzi o di un aumento dei costi.
In questa guida vediamo quali condizioni devono verificarsi per ottenere una compensazione, come si calcola il reddito, chi può aderire e quali fondi sono stati costituiti in Italia.
Che cos’è un fondo IST
Un fondo IST è uno strumento di gestione del rischio previsto dalla Politica Agricola Comune (PAC) e recepito in Italia dal Piano Strategico nazionale e dal Piano di Gestione dei Rischi in Agricoltura (PGRA).
Nella programmazione attuale rientra nell’intervento SRF.03 Fondi di mutualità reddito, che ha sostituito la precedente sottomisura 17.3. Per orientarti tra le sigle della gestione del rischio, puoi consultare la nostra guida dedicata a PGRA, PGIR, SIAN e AGEA.
Perché non è una polizza
La differenza principale riguarda ciò che viene protetto. Una polizza agevolata tutela la produzione dalle avversità previste nel contratto, come grandine, vento forte, gelo o siccità. L’indennizzo dipende dal verificarsi di un evento coperto e dal danno accertato.
Un fondo IST tutela invece il reddito. Il calo può dipendere da cause diverse: una riduzione dei prezzi di mercato, un aumento dei costi di produzione, una fitopatia, un’infestazione o un’avversità climatica. Ciò che conta è l’effetto sul reddito, insieme al rispetto delle condizioni di accesso alla compensazione.
È quindi importante distinguere tra reddito e fatturato: il fondo non interviene semplicemente perché diminuiscono le vendite, ma perché si riduce il risultato economico calcolato secondo le regole previste.
Come si costituisce e finanzia
Il fondo viene costituito da un soggetto gestore, che ne definisce l’organizzazione nel rispetto della normativa. Gli agricoltori aderiscono versando una quota annuale e possono ricevere compensazioni quando si verificano le condizioni stabilite.
Le compensazioni sono riservate agli aderenti e vengono erogate nei limiti delle risorse disponibili. La disponibilità finanziaria del fondo è quindi un elemento da conoscere prima dell’adesione.
Il riferimento normativo è il Regolamento UE 2021/2115 per la PAC 2023-2027, che ha sostituito il Regolamento UE 1305/2013. I criteri di riconoscimento e gestione sono disciplinati dal decreto ministeriale n. 413182 dell’8 agosto 2023 e dai provvedimenti successivi, disponibili nella pagina del MASAF dedicata agli interventi SRF.02 e SRF.03.masaf.gov
I primi fondi IST italiani sono stati costituiti nel 2019, anno di avvio della disciplina operativa.
Come funziona un fondo IST
Per ricevere una compensazione non è sufficiente che l’azienda abbia perso reddito. Devono verificarsi due condizioni: una crisi della filiera di riferimento e una riduzione del reddito della singola impresa oltre la soglia prevista.
Prima condizione: crisi della filiera
Il primo passaggio è la dichiarazione di una crisi nel settore di riferimento. La normativa definisce questa condizione trigger event, cioè evento scatenante.
La dichiarazione può avvenire a livello nazionale attraverso ISMEA oppure essere richiesta a livello locale dal soggetto gestore del fondo, sulla base della documentazione raccolta.
Come ha spiegato ad AgroNotizie il professor Samuele Trestini dell’Università degli Studi di Padova:
«L’evento scatenante è sostanzialmente una dichiarazione di crisi. Con questa dichiarazione di crisi, che si verifica quando in media il reddito della filiera di riferimento cala di più del 15%, si può procedere a indennizzare le singole imprese aderenti al Fondo Ist».
La possibilità di documentare una crisi locale permette di considerare le difficoltà di un territorio anche quando non emerge una situazione analoga a livello nazionale.
Marica Sartori, direttore di Co.Di.Pr.A Trento, ha spiegato che le compensazioni dei fondi trentini sono state erogate sulla base di crisi locali, documentate dal soggetto gestore attraverso l’analisi dei dati territoriali.
È un aspetto che evidenzia il ruolo degli organismi collettivi: raccogliere dati attendibili, rilevare le criticità della filiera e avviare la procedura prevista per il riconoscimento della crisi.
Seconda condizione: calo oltre il 20%
Una volta dichiarata la crisi, si verifica la situazione della singola impresa. Per accedere alla compensazione, l’aderente deve aver subito una riduzione del reddito superiore al 20% rispetto al reddito di riferimento.
Le due condizioni devono essere entrambe soddisfatte:
- Se la filiera è in crisi, ma l’azienda non supera la soglia di perdita prevista, non riceve la compensazione.
- Se l’azienda subisce una perdita rilevante, ma manca la dichiarazione di crisi della filiera, il fondo non interviene.
Un’impresa che perde il 40% del proprio reddito in un’annata positiva per il settore, quindi, non accede alla compensazione sulla sola base della perdita aziendale. È un limite legato alla natura settoriale dello strumento, da valutare prima di aderire.
Come si calcola il reddito
Il reddito viene calcolato partendo dal fatturato e dagli altri ricavi riferiti all’anno di competenza, compresi i contributi PAC, e sottraendo i costi variabili. Non rientrano nel conteggio le voci indicate dalla metodologia come escluse, tra cui manodopera, ammortamenti, manutenzioni straordinarie e interessi.
Il reddito di riferimento può essere determinato attraverso:
- La media dei redditi dei tre anni precedenti.
- La media triennale dei cinque anni precedenti, escludendo il valore più alto e quello più basso: la cosiddetta media olimpica.
Il confronto avviene quindi con il reddito storico dell’azienda, non con il solo fatturato dell’ultima annata.
Chi può aderire
Dal punto di vista formale, l’impresa deve essere attiva, avere il fascicolo aziendale aggiornato e risultare iscritta alla Camera di Commercio.
La condizione decisiva, però, è la disponibilità di un fondo riconosciuto per il proprio settore. Non si aderisce a uno strumento generico, ma si entra in un fondo costituito per una filiera specifica e gestito da un soggetto riconosciuto dal Ministero.
I settori ammessi dal PGRA 2026 comprendono:
- Frumento duro, olivicoltura e ortofrutta per il comparto vegetale.
- Latte bovino e latte ovicaprino per il comparto zootecnico.
- Uva da vino, introdotta nel 2026.
Le disposizioni del PGRA 2026 si applicano anche alla campagna 2027, salvo l’approvazione di un nuovo Piano.
L’inclusione di un settore nel PGRA non implica, tuttavia, che esista già un fondo operativo a cui aderire.
IST, polizze e AgriCat
Polizze agevolate, Fondo AgriCat e fondi IST rispondono a esigenze diverse. Conoscerne il funzionamento aiuta a comprendere quale protezione offrono e quali aspetti restano a carico dell’impresa.
La polizza agevolata protegge la produzione
La polizza agevolata tutela la produzione dalle avversità indicate nel contratto, come grandine, vento forte, gelo o siccità. L’adesione è volontaria e l’indennizzo dipende dal verificarsi di un evento assicurato e dall’accertamento del danno, secondo le condizioni contrattuali.
Il contributo pubblico può arrivare fino al 70% del premio ammissibile, oppure fino al 65% per le coperture con una o due avversità di frequenza. Per valutare la protezione effettiva occorre considerare anche franchigie, soglie e condizioni di polizza.
AgriCat interviene sui rischi catastrofali
AgriCat è il fondo mutualistico nazionale che offre una copertura automatica contro alluvione, gelo o brina e siccità alle imprese agricole beneficiarie di pagamenti diretti PAC.
Non richiede la sottoscrizione di una polizza, ma per accedere alla compensazione è necessario presentare la denuncia nei termini e rispettare le procedure previste. Il fondo è finanziato attraverso risorse pubbliche e una trattenuta sui pagamenti diretti PAC.
La copertura prevede una franchigia del 20% e un limite di indennizzo del 55%, nei limiti della disponibilità finanziaria. Si tratta quindi di una tutela di base, che non coincide con il risarcimento integrale del danno.
Per approfondire, è disponibile la nostra guida su che cosa copre e che cosa non copre il Fondo AgriCat.
Il fondo IST tutela il reddito
Il fondo IST non protegge una singola produzione da un evento specifico, ma il reddito dell’impresa. Può intervenire sugli effetti economici di cause diverse, tra cui avversità climatiche, fitopatie, riduzioni dei prezzi e aumenti dei costi.
L’adesione è volontaria e richiede la presenza di un fondo riconosciuto per la filiera interessata. Per ricevere una compensazione devono verificarsi entrambe le condizioni previste: una crisi di filiera dichiarata e una riduzione del reddito aziendale superiore al 20%.
Il sostegno pubblico può arrivare fino al 70% della quota ammissibile. Le compensazioni restano comunque vincolate alle risorse disponibili nel fondo.
I tre strumenti non sono quindi equivalenti né automaticamente sostitutivi, ciascuno può contribuire alla gestione del rischio, secondo le proprie condizioni e i propri limiti.
Quali fondi esistono in Italia
La diffusione dei fondi IST resta limitata, nonostante lo strumento sia previsto dalla normativa europea da oltre dieci anni.
Secondo il rapporto pubblicato nel 2026 dalla Banca Mondiale sulla gestione del rischio in agricoltura, l’Italia è l’unico Paese ad aver dato attuazione agli IST. Un risultato significativo, che si accompagna però a una presenza ancora circoscritta ad alcune filiere e territori.
Il quadro ricostruito da AgroNotizie a giugno 2026 evidenzia esperienze operative soprattutto nel Nord-Est, nei comparti dell’ortofrutta, delle mele e del latte. In Trentino si è aggiunto il fondo IST Uva da Vino di Co.Di.Pr.A, riconosciuto dal Ministero il 10 giugno 2026: il primo in Italia per il settore vitivinicolo.
Non tutte le iniziative hanno raggiunto la fase operativa. Alcuni fondi non sono stati avviati per adesioni insufficienti, mentre altri sono stati chiusi. La disponibilità dello strumento dipende quindi non soltanto dal riconoscimento normativo, ma anche dalla partecipazione delle imprese e dalla sostenibilità organizzativa e finanziaria del fondo.
I risultati dei fondi trentini
Le esperienze operative mostrano il contributo che questi strumenti possono offrire alle imprese aderenti. Secondo quanto dichiarato da Marica Sartori, l’IST Mele di Co.Di.Pr.A ha erogato oltre 10 milioni di euro per la crisi del 2022 e circa 1,3 milioni per quella del 2019. Complessivamente, a fronte di circa 11 milioni versati dagli agricoltori negli anni, le compensazioni già ricevute ammontano a circa 12 milioni, con altri 20 milioni disponibili nel fondo.
L’IST Latte ha erogato circa 2 milioni di euro, soprattutto per la crisi del 2021, e dispone di ulteriori risorse per circa 10 milioni. A fine 2025, gli aderenti erano circa 1.500 per l’IST Mele e 550 per l’IST Latte.
Perché il modello trentino funziona
Una delle principali difficoltà riguarda la disponibilità dei dati economici. Come evidenzia ISMEA, molte imprese agricole italiane non hanno obblighi contabili che rendano immediatamente disponibile il reddito necessario ai calcoli.
Per affrontare questo limite, ISMEA ha sviluppato una metodologia di ricostruzione del reddito basata sulle fonti documentali esistenti, tra cui le dichiarazioni IVA, e un modello econometrico per la stima del rischio.
L’esperienza trentina si fonda su un’organizzazione condivisa dei dati, con due elementi principali.
- I ricavi vengono ricostruiti attraverso le liquidazioni delle cooperative, sulla base di accordi di scambio dati e delle autorizzazioni degli agricoltori.
- L’indice di costo viene elaborato dalla Fondazione Edmund Mach, un soggetto terzo che contribuisce alla semplificazione e all’attendibilità del calcolo.
Come spiega il professor Trestini, le liquidazioni delle cooperative rappresentano un dato solido e certificabile. L’utilizzo di un indice di costo consente inoltre di evitare che ogni azienda debba ricostruire autonomamente tutte le voci attraverso un bilancio.
Questa organizzazione riduce gli adempimenti per i soci: restano necessari i moduli di adesione e l’eventuale documentazione richiesta in caso di controlli.
Le prospettive per la Calabria
L’esperienza dei fondi già operativi offre indicazioni utili anche per l’olivicoltura e l’ortofrutta calabrese.
Il punto di partenza è la disponibilità di dati attendibili: ricavi documentabili per la coltura interessata e una metodologia di calcolo dei costi adeguata al territorio, eventualmente basata su indici elaborati da un soggetto terzo.
Nelle filiere organizzate attraverso cooperative e Organizzazioni di Produttori, una parte di queste informazioni può essere già disponibile. Occorre verificarne la completezza e predisporre modalità condivise di raccolta e utilizzo.
Nelle filiere più frammentate, questo sistema deve invece essere costruito. È un lavoro che richiede coordinamento tra imprese, soggetti collettivi e organismi tecnici, oltre alla verifica dei requisiti normativi, organizzativi e finanziari necessari per costituire un fondo.
Come Condifesa Calabria CODIPACAL, stiamo lavorando per attivare un Fondo IST sull’ortofrutta, in particolare albicocche, pesche, nettarine e actinidia che speriamo possa essere presto attivo per dare sostegno alle imprese del nostro territorio.
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Domande frequenti
IST e polizza: quale differenza?
La polizza agevolata protegge la produzione dalle avversità indicate nel contratto. Il fondo IST tutela il reddito e può intervenire anche sugli effetti di una riduzione dei prezzi o di un aumento dei costi, purché siano soddisfatte le condizioni previste: crisi di filiera dichiarata e perdita aziendale superiore alla soglia.
Chi può accedere?
Può aderire un’impresa agricola che rispetta i requisiti previsti, tra cui attività aziendale, fascicolo aggiornato e iscrizione alla Camera di Commercio. Deve inoltre esistere un fondo riconosciuto per la filiera interessata, accessibile all’impresa secondo il relativo regolamento.
Serve la contabilità ordinaria?
Non necessariamente. In alcune esperienze operative, i ricavi vengono documentati attraverso le liquidazioni delle cooperative e i costi vengono determinati mediante indici elaborati da un soggetto terzo. È però necessario che il sistema di raccolta e ricostruzione dei dati sia disponibile e conforme alla metodologia prevista.
Quanto vale il contributo pubblico?
Il sostegno può arrivare fino al 70% della quota ammissibile. Su una quota complessiva ammissibile di 100 euro, quindi, fino a 70 euro possono essere coperti da risorse pubbliche e 30 restare a carico dell’agricoltore. Le aliquote possono essere ridotte uniformemente in funzione delle risorse disponibili per la campagna.
Il fondo IST sostituisce AgriCat?
No. AgriCat offre una copertura automatica di base contro alluvione, gelo o brina e siccità alle imprese beneficiarie di pagamenti diretti PAC. Il fondo IST prevede un’adesione volontaria e tutela il reddito secondo condizioni specifiche. I due strumenti rispondono a esigenze diverse.





